Casa Pascoli

Giovanni Pascoli, nato nel 1855 a San Mauro di Romagna, a seguito di episodi che sconvolsero la sua infanzia (la morte del padre, poi della madre e di altri familiari), influenzando la sua poetica, cercava da tempo una sistemazione ideale per sé, dove ritirarsi.

Nel 1895, scelse la villa di campagna dei Cardosi Carrara, che si trovava a Castelvecchio. Pascoli portò con sé la sorella Maria. A Castelvecchio il poeta trascorse gli anni più tranquilli della sua esistenza, dal 1895 al 1912 (anno della sua morte). In questa casa sono stati composti: i Primi Poemetti (1897), Myricae (1903), i Canti di Castelvecchio (1903) e i Poemi Conviviali (1904). La casa, anche oggi, conserva la struttura, gli arredi e la disposizione degli spazi che aveva al momento della morte di Giovanni Pascoli.
La sorella, fedele custode dei beni pascoliani per quarant'anni, ora è sepolta vicino al fratello nella cappella della villa. E' stata la stessa Maria ha lasciare in eredità al comune di Barga tutti i beni del fratello, la cura dell'archivio (dove sono conservate 76mila carte), la biblioteca (che contiene circa 12mila volumi), le opere e gli edifici che comprendono la casa ora monumento nazionale. Il 10 Agosto di ogni anno, nella villa di Castelvecchio si svolge la serata pascoliana, con letture di poesie e prose intercalate da musiche classiche.

  Barga, Castelvecchio, casa Pascoli

Occorre ricordare che Pascoli fu considerato per lungo tempo un poeta di modesta importanza. Durante la sua esistenza, infatti, fu compresso tra la posizione carducciana e quella dannunziana. Il poeta nutrì sempre una segreta invidia per il successo di D'Annunzio, che a 30 anni aveva raggiunto una fama che il Pascoli nemmeno poteva immaginare. Ma il poeta, nel periodo trascorso nella Media Valle, riuscì ad affermarsi. E addirittura, nel corso del Novecento, la sua poesia è stata rivalutata al punto da renderlo uno dei poeti italiani più letti del nostro secolo.

Barga Castelvecchio, casa Pascoli, interno con veduta