Palazzo Mansi

Da piazzale Verdi, imboccando via S.Paolino, poco dopo giriamo a sinistra in via Galli Tassi. E' su questa strada che, di fronte alla chiesa di S.Pellegrino (restaurata nell'Ottocento), si trova Palazzo Mansi, sede della Pinacoteca nazionale dal 1977.

(Palazzo Mansi, camera degli sposi)

Il palazzo è riconoscibile per la sobrietà della facciata che lo contraddistingue, su cui risalta il grande portone di ingresso con decorazioni a chiodi che è sormontato dallo stemma nobiliare della famiglia Mansi.
Il Palazzo è stato costruito nel XVI secolo. Difficile stabilire la data precisa. Ma sappiamo che in un disegno del 1684 compare già nella sua forma attuale.
L'originalità della struttura interna, con scale rettilinee in senso longitudinale, appoggiate sulla facciata e aperte in una loggia a colonne tuscaniche, fanno di Palazzo Mansi un edificio unico nel suo genere.

Dell'arredo interno purtroppo è rimasto poco: un salotto in stile "Luigi XV", i mobili della Sala degli specchi e alcuni divani. Resta però visibile l'antica carrozza, che è posta nell'atrio, e le due portantine posizionate sui ripiani delle scale.

(Palazzo Mansi, Salvator Rosa (1615-1675), Battaglia)

La bellezza delle sale interne è ben rappresentata dal salone da ballo (con il soppalco per l'orchestra e interamente affrescato da Gioseffo Dal Sole, pittore bolognese); dai salotti con gli arazzi del Seicento disegnati da Juste d'Egemont; dalla Camera degli sposi (1700) e il famoso letto a baldacchino di fronte al quale si trova un ritratto di donna (forse si tratta di Lucida Mansi).
Dipinti italiani e fiamminghi sono disposti in alcune sale, poi adibite a galleria: ricordiamo la "Sacra famiglia" (attribuita a Francesco Albani), la "Madonna con Bambino" (scuola di Francesco Francia), alcuni ritratti (di Gerardo Terborch e Velasquez), la "Natura morta" di Jan Weenix, un "Pastore con donna" di Matteo Nalven, la "Festa sul ghiaccio" (di Giovanni Breughel) e il "Martirio di S.Agata" del Domenichino.

Pagina precedente Pagina successiva