Porta San Donato

(Settore ovest della città, Porta Vittoria Emanuele II o Porta S.Anna)  

In posizione arretrata rispetto all'attuale cerchia muraria, all'incrocio tra via San Paolino e via San Tommaso, sorge Porta San Donato Vecchia, che prese il nome dalla chiesa altomedioevale demolita circa 80 anni prima della costruzione della porta, avvenuta nel 1590 ad opera di Paolo da Cremona e Michelangelo Gabrielli, entrambi direttori dei lavori. Il progetto, invece, fu curato dall'ingegnere emiliano, Ginese Bresciani. La struttura, rivestita in laterzi e posizionata in senso obliquo rispetto alla linea delle mura medioevali, è quasi priva di ornamenti decorativi.
La facciata interna è rivolta verso il centro della città e al piano superiore presenta un porticato. Lo stesso che sorge su tutte le porte delle mura e che permetteva alla ronda di attraversare l'edificio.

(Porta S.Donato Vecchia)

 

La facciata esterna è invece caratterizzata dagli elementi che servivano per la fortificazione. L'ingresso ha una bordatura in verrucano, mentre l'architrave è sormontato da una struttura a forma di tempietto in cui venivano rappresentate le immagini della città. Sono ancora visibili le tre nicchie: quella centrale, di forma ovale, che anticamente conteneva la statua della Madonna; e quelle laterali, che contengono invece due leoni. L'edificio sorge oggi sul lato occidentale della città, in piazzale Verdi.

Che fino agli anni venti era noto come "Prato del Marchese". Questa zona inizialmente si trovava fuori dalla mura e fu integrata soltanto attorno alla metà del Seicento.
Con tutta probabilità l'area verde si estendeva fino al fiume Serchio. Dalla metà del XVIII secolo, e per tutto l'Ottocento, il baluardo fu utilizzato come magazzino per il grano, poi come laboratorio di ceramiche e, prima della sua demolizione, persino come vetreria.
Di epoca più tarda è porta San Donato nuova, costruita tra il 1628 e il 1639 da Santino Barsotti e Mauzio Oddi, che è anche il progettista. Rispetto alle altre porte, quella di San Donato si differenzia per tre ragioni: nelle dimensioni (le altre porte della cinta sono tutte più grandi); nelle proporzioni (la simmetria degli elementi decorativi trasmette infatti una sensazione di pacatezza); e per la sua "conservazione" (porta San Donato nuova è infatti quella che con il passare del tempo, al suo interno, ha subito meno manomissioni). Sulla facciata esterna, tagliata da liste di marmo, sono visibili due aperture quadrangolari: la prima caratterizzata dal portone bullonato, che veniva utilizzato come ingresso accessorio; la seconda, che è stata murata, fu realizzata solamente per ragioni estetiche e di simmetria.

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